Oscar Wilde: un fine esteta o un dissidente ribelle?

21 Dic , 2024 - Letteratura

Oscar Wilde: un fine esteta o un dissidente ribelle?

Il primo articolo del blog non può che partire dalla descrizione di Oscar Wilde, autore della raccolta a cui si ispira questo spazio creativo.

Influenzato dalle idee sull’Estetismo del critico Walter Horatio Pater, Wilde credeva nella necessità di trasformare la vita stessa in un’opera d’arte in grado di rivelare l’intima natura degli uomini o di nasconderla ingannevolmente. In poco tempo, riuscì a creare un’immagine pubblica di sé di grandissimo successo, imponendosi nell’ambiente mondano e culturale londinese con i suoi atteggiamenti anticonformisti e gli abbigliamenti eclettici. La sua nota abilità conversazionale era densa di brucianti paradossi, tesi a prendersi gioco, con eleganza e intelligenza, della sofisticata alta borghesia e nobiltà inglese. Questa brillante forma di talento raggiungerà il culmine nelle commedie, caratterizzate dalla presenza di un linguaggio raffinato e ricco di umorismo. La sua produzione teatrale contribuì a rinvigorire l’esamine teatro ottocentesco grazie alla ripresa dello spirito arguto della Restaurazione e del Settecento (Crisafulli & Elam 2009). Il rifiuto di qualsiasi identità precostituita, l’esaltazione della cultura di superficie, e il decentramento dell’io, collocano tutta la scrittura wildiana in una prospettiva contemporanea circa il dibattito teorico sull’arte, rimarcando conseguenzialmente un tentativo di indipendenza dal moralismo borghese dell’età vittoriana. Richard Ellmann, uno dei maggiori biografi di Oscar Wilde, sintetizza splendidamente questa posizione:

His work survived as he claimed it would. We inherit his struggle to achieve supreme fictions in art, to associate art with social change, to bring together individual and social impulse, to save what is eccentric and singular from being sanitized and standardized, to replace a morality of severity by one of sympathy. He belongs to our world more than to Victoria’s. Now, beyond the reach of scandal, his best writings validated by time, he comes before us still, a towering figure, laughing and weeping, with parables and paradoxes, so generous, so amusing, and so right. (Ellmann 1988: 589)

A tal riguardo, occorre precisare che l’immagine del dandy e dell’esteta puro alimenta ancora oggi interpretazioni distorte che non tengono in considerazione l’impulso individuale e sociale di un uomo che ha saputo associare alla sua proteiforme immaginazione una precisa missione politica. In quest’ottica, l’incipit dell’articolo scritto dal suo conterraneo James Joyce per “Il Piccolo della Sera” di Trieste descrive in maniera esemplare il destino di un artista che mise in caricatura una nazione incapace di accoglierlo realmente. L’Inghilterra lo relegò a una condizione di outsider, mostrando nei suoi confronti un atteggiamento di ostilità e di rifiuto non molto distante dalla storica spoliazione riservata al popolo irlandese:

Oscarre Fingal O’Flahertie Wills Wilde. Tali furoni i titoli altisonanti ch’egli, con alterigia giovanile, volle far stampare sul frontispizio della sua prima raccolta di versi e con quel medesimo gesto altiero con cui credeva nobilitarsi scolpiva, forse in modo simbolico, i segni delle sue pretese vane e la sorte che già l’attendeva. Il suo nome lo simboleggia: Oscarre, nipote del re Fingal e figlio unigenito di Ossiano nella amorfa odissea celtica, ucciso dolorosamente per mano del suo ospite mentre sedeva a mensa: O’ Flahertie, truce tribù irlandese il cui destino era di assalire le porte di città medioevali, ed il cui nome incutendo terrore ai pacifici, si recita tuttora in calce all’antica litania dei santi fra le pesti, l’ira di Dio e lo spirito di fornicazione dai feroci O’Flahertie, libera nos Domine. Simile a quell’Oscarre egli pure, nel fior degli anni, doveva incontrare la sua morte civile, mentre sedeva a mensa coronato di pampini e discorrendo di Platone: simile a quella tribù selvatica doveva egli spezzar le lance della sua faconda paradossale contro la schiera delle convenzioni [in]utili: ed udire, esule e disonorato, il coro dei giusti recitare il suo nome assieme con quello dello spirito immondo. (Terrinoni 2016: 232-233)

In The Faiths of Oscar Wilde: Catholicism, Folklore and Ireland (2005), Jarlath Killen ritiene che un’interpretazione irlandese, e dunque in parte cattolica, delle opere di Wilde possa mettere in luce l’eredità culturale di un uomo estremamente propenso ad approfondire le dinamiche sociali e culturali del suo paese di origine (Terrinoni 2018: 154). L’influenza della madre Lady Speranza, fervente sostenitrice dell’indipendentismo irlandese, trova un punto di connessione con l’interesse del marito, Sir William Wilde, nel preservare il patrimonio culturale dell’Irlanda rurale. L’eredità folcloristica a cui lo scrittore attinse era costituita da antiche superstizioni e leggende, ma ostacolata nel suo sviluppo dal veloce declino della lingua irlandese in cui questo complesso artistico veniva strutturato: “Il retaggio familiare di Wilde guida il suo interessamento per le sorti dell’uomo rimasto in balìa di forze, come quelle del capitale o dell’impero, che ne minano l’autentico sviluppo.” (ivi: 163)

La parvenza del fine esteta, su cui la critica si è concentrata ostinatamente negli ultimi anni, cela in realtà altri aspetti poco conosciuti dell’autore, tra cui emerge in primis la battaglia giornalistica condotta contro i soprusi, le ingiustizie e le condizioni disumane del sistema carcerario britannico. Nel 1895, proprio quando l’ammirazione da parte del pubblico aveva raggiunto l’apice, Wilde fu processato e condannato a due anni di lavori forzati nelle carceri di Pentonville, Wandsworth e Reading per il reato di “gross indecency with another male person”, una sentenza resa possibile dall’entrata in vigore del Criminal Law Amendment Act (1885). Questo provvedimento legislativo divenne tristemente famoso per l’introduzione della criminalizzazione dell’omosessualità maschile in Gran Bretagna (Arcara 2009: 421). In una lettera indirizzata al direttore del Daily Chronicle del 24 marzo 1898, l’autore della Ballata del carcere di Reading critica con asprezza la riforma del sistema carcerario in atto che assicurava semplicemente un incremento di ispezioni in seguito all’accrescimento di denunce relative agli abusi commessi da parte dei secondini. Il suo attacco al perbenismo filisteo della società vittoriana veniva sistematicamente contrapposto alla perfida umiliazione che la stampa inglese riversava senza alcuna riserva sulla sua persona: “Oscar Wilde was exposed as a forger. The scandal of his existence was not simply that he had lied, but that he had effectively debased the very values which he had appeared to endorse.” (Bartlett 1988: 169)

Le figure che si contrappongono in questo scenario così complicato e delicato sono essenzialmente due: Lady Constance Lloyd e Lord Alfred Douglas. La prima è la giornalista che Wilde aveva conosciuto in occasione di una conferenza dublinese e che nel 1884 diventerà sua moglie; il secondo è il giovane poeta, detto Bosie, il cui incontro nel 1891 cambierà per sempre la sorte dello scrittore irlandese. Nel 1895, il padre del giovane studente, John Sholto Douglas, marchese di Queensberry, accusò pubblicamente Oscar di sodomia facendogli recapitare un bigliettino infamante da un portiere del famoso Albemarle Club di Londra. Benché sconsigliato da molti, Oscar decise di utilizzare questa provocazione per citare in causa Queensberry con l’intento di ottenerne l’arresto attraverso l’accusa di diffamazione, e porre così fine agli ostacoli interposti alla realizzazione del suo amore per Bosie. Per ironia del destino, da accusatore si trasformerà in accusato. Fondamentale sarà la presenza al processo di testimoni chiave a lui contrari che ribalteranno completamente la situazione, condannandolo a due anni di lavori forzati.

Il suo nome fu bandito in tutti i circoli mondani e in tutti i teatri dell’isola. Subito dopo la scarcerazione, fu costretto a cambiare il proprio nome in Sebastian Melmoth, una nuova attribuzione identitaria in cui si inscrive emblematicamente il suo martirio. Sebastian come San Sebastiano, raffigurato con il petto nudo trafitto dalle frecce dei guerrieri di cui era a capo, e Melmoth, l’eroe dannato in cerca di quiete del romanzo gotico che il prozio Charles Robert Maturin scrisse nel 1820. Tornato in libertà, fuggì dapprima in Francia e poi a Napoli con Alfred, vivendo di stenti e di miseria, e perdendo definitivamente la possibilità di vedere i suoi figli Cyril e Vyvyan. Wilde scrisse ripetutamente a Constance implorandola di concedergli una riconciliazione con la sua famiglia. Era dispiaciuto di averle recato dolore e voleva ardentemente rivedere i ragazzi affinché venisse ricordato da loro con amore e rispetto. A Parigi, durante una visita del giornalista Claire de Pratz, Oscar gli chiese se esista un crimine così terribile come l’allontanamento di un padre dai propri figli, una punizione che per lui rappresentò uno degli eventi più tragici degli ultimi anni della sua vita (Frankel 2017).

Tra le varie trasposizioni cinematografiche che raccontano la vita di Oscar Wilde, il film The Happy Prince (2018), diretto da Rupert Everett, riflette splendidamente la parabola finale di un uomo passato velocemente dalla fama alla rovina.

Bibliografia

Arcara, S. (2009). Wilde ‘in carcere et vinculis’: individualismo e reinvenzione del sé nel De Profundis in G. Traina, & N. Zago, Carceri vere e d’invenzione dal tardo Cinquecento al Novecento, Acireale – Roma: Bonanno, pp. 431-444.

Bartlett, N. (1988), Who was that man? A present for Mr Oscar Wilde, London : British Library Cataloguing.

Crisafulli, Lilla, M., & Elam, K. (2009), Manuale di letteratura e cultura inglese, Bologna: Bononia University Press. Ellmann, R. (1988), Oscar Wilde, New York: Alfred, A. Knopf.

Frankel, N. (2017), Oscar Wilde: The Unrepentant Years, London, Massachusetts: Harvard University Press.

Terrinoni, E. (2016), James Joyce: Lettere e saggi, Milano: Il Saggiatore.

Mediagrafia

https://www.sapere.it/sapere/pillole-di-sapere/costume-e-societa/oscar-wilde-frasi-libri-storia.html

https://it.wikipedia.org/wiki/Oscar_Wilde#/media/File:Oscar_Wilde_MET_DP136272.jpg


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