Il Principe Felice consiglia: L’ansia del colibrì di Thomas Leoncini

21 Dic , 2024 - Consigli di lettura,Crescita personale

Il Principe Felice consiglia: L’ansia del colibrì di Thomas Leoncini

ANSIA! Alzi la mano chi l’ha provata almeno una volta nella vita, chi ha tentato di contrastarla, e chi non riesce a darne una definizione precisa. Se ponessi questa domanda ad un’ampia platea, con molta probabilità, quasi tutte le mani sarebbero rivolte verso l’alto. 

L’ansia è l’argomento centrale su cui è costruito il libro di Thomas Leoncini, psicologo e scrittore che ha lavorato tra gli altri con Zygmunt Bauman in Nati liquidi (2017). Il sottotitolo del testo, Un percorso di consapevolezza e rinascita, racchiude mirabilmente il potere che può esercitare su ogni individuo la lettura di questo libro che ha lo stesso beneficio di una seduta dallo psicologo.

L’ansia del colibrì si apre con la descrizione delle caratteristiche peculiari di questo uccello; il colibrì deriva il suo nome dal termine greco ápous che significa «privo di piedi», alludendo alla presenza di zampette molto corte tipiche di questa famiglia di volatili, considerati i più piccoli al mondo. Di conseguenza, per poter volare in aria e succhiare il nettare dei fiori, le ali dei colibrì si muovono circa sessanta volte al secondo, producendo uno sforzo immane (sono invece novanta nel caso della specie del cornudo amazónico). Tuttavia, se non si comportasse in questo modo non riuscirebbe a vivere. Il colibrì, considerato un animale sacro dai Maya in quanto messaggero delle divinità, si affida all’ansia perché la considera come parte essenziale di sé, un richiamo costante all’attenzione, un appiglio che gli consente di svolgere le sue funzioni vitali.

Nelle nostre vite frenetiche abbiamo perso questa concezione dell’ansia, etichettandola come il male assoluto da combattere. “Hai l’ansia? Prova a distrarti un po’ e vedrai che ti passerà!”: è questo il consiglio che spesso viene dato alle persone che ammettono con relativa semplicità di provare (o aver provato) uno stato d’animo simile in una determinata fase della loro vita oppure nella loro quotidianità.

Leoncini precisa che dal punto di vista etimologico «ansia» coincide col latino anxia e deriva dal verbo ango con il significato di stringere, soffocare, rimarcando l’immagine comune dell’ansia come di una stretta sul collo, un ostacolo alla respirazione che ci lascia senza forze, ci schiaccia con il suo peso opprimente e ci costringe di conseguenza alla fuga. Eppure, l’autore propone una visione innovativa di questa condizione interna, rivalutandola attraverso il suo acronimo, A.N.S.I.A., che si può intendere come: Ancora Non So Interpretarmi Abbastanza. L’ansia non è il nemico da combattere, bensì l’alleata che vuole riportarci alla nostra reale essenza, la spia che si accende perché necessita di manutenzione.

Il passo successivo è quello di focalizzare l’attenzione sull’habitat naturale dell’ansia, ovvero l’inconscio, tradizionalmente diviso in inconscio individuale e collettivo. Se il primo contiene tutte le nostre esperienze passate (in termini di ricordi, sentimenti, traumi) che abbiamo registrato in maniera più o meno intenzionale, il secondo presenta un carattere innato in quanto rimanda alla storia universale dell’umanità, fatta di simboli e di archetipi, spesso derivati dalle fiabe, che ci guidano e ci influenzano da quando siamo bambini. L’inconscio non comunica con il linguaggio, ma lo fa attraverso immagini simboliche che arrivano attraverso i sogni. Nel libro è contenuta un’ampia digressione sulle caratteristiche principali dei vari archetipi e si conclude con un’intervista archetipica per adulti, uno strumento utile per comprendere meglio il funzionamento della nostra psiche. Nonostante ciò, l’invito ricorrente su cui si concentra Thomas Leoncini è quello di stabilire un dialogo con il nostro inconscio il cui compito principale è quello di indirizzare l’uomo verso lo sviluppo della sua totalità potenziale. Cosa fa l’ansia per raggiungere questo obiettivo? Si fa sentire con forza per distruggere momentaneamente il falso equilibrio cosciente che abbiamo creato attraverso l’identificazione con cose, persone e attività che ci tengono lontani dal nostro centro e non riflettono le nostre vere propensioni. L’obiettivo finale mira al ripristino dell’equilibrio interiore che abbiamo abbandonato, in modo tale da vivere una vita in cui possiamo riconoscerci, per citare Terzani.

Molti non ricordano i sogni perché non viene attribuita loro la giusta importanza, relegandoli allo stato di mere rielaborazioni oniriche del tutto casuali. Appena svegli cerchiamo di riprendere le immagini che abbiamo visto nel sogno, ma la maggior parte delle volte non riusciamo ad interpretarli, dimenticandoli poco dopo. Un esercizio utile, consigliato più volte nel libro, è il seguente: “Prima di addormentarti rifletti su un problema, su un’ansia in particolare, su uno stato emotivo che ti preoccupa, poi chiedi all’inconscio di restituirti durante la notte un’immagine, un simbolo, una chiave per capire che direzione prendere. Dopodiché rifletti a fondo non sulla narrazione del sogno, ma piuttosto sui simboli e sulle immagini che hai visto e su come questi si sono succeduti. Parla con il profondo di te stesso tutte le sere prima di addormentarti. In questo modo costruirai un ponte con l’inconscio, indispensabile per trovare quello che cerchi.” (Leoncini 2023: 43) Può succedere che la risposta non arrivi subito al primo tentativo; se il dialogo interiore è carente, probabilmente sarà necessario riprovare una seconda volta o aspettare ancora qualche giorno. Non demordere, se la volontà di aprire un dialogo è stata espressa, il responso non salterà il suo appuntamento. In fin dei conti, l’inconscio non aspettava altro che questa richiesta. Devo ammettere che all’inizio ero alquanto scettica sulla possibilità di trovare delle reali risposte, ma ho voluto fare un tentativo e con grande sorpresa il riscontro è stato effettivo. La risposta alla mia domanda è arrivata attraverso una serie di simboli, difficili da decifrare all’inizio perché apparentemente sconnessi tra di loro, ma dopo un’attenta analisi, facendo anche leva sull’intuizione, ho messo insieme tutti i punti e ho capito che dentro di me c’erano ancora delle zone d’ombra che chiedevano di essere ascoltate, accolte e integrate. Il lavoro interiore è faticoso, eppure costituisce una vera e propria forma di libertà che passa attraverso il processo di de-costruzione di tutto quello che non ci appartiene realmente (maschere, convinzioni limitanti, proiezioni errate di noi stessi e degli altri).

Nel secondo capitolo del libro, lo psicologo si sofferma sulla genesi mitica del sintomo più temuto dell’ansia, ovvero il panico, derivante dal mito del dio greco Pan. Il dio dei pastori, dei boschi e dei prati, amava far fuggire gli esseri umani creando in loro improvvisamente una paura inspiegabile, da cui deriva il senso di panico che a volte possiamo sperimentare:

Come dice l’inno omerico a Pan, Hermes sposò una ninfa che diede alla luce Pan, ma appena lo vide il suo istinto materno vacillò: sopraffatta dal panico per il suo aspetto, per metà dio e per metà capra, fuggì, abbandonando il figlio. Hermes, tuttavia, fu felicissimo di avere questo figlio e lo portò via sul Monte Olimpo, dove la risata di Pan allietò tutti gli dèi, da cui il suo nome, che significa «tutti».  La storia di Pan, quindi, è fin dal principio la storia di un rifiuto, culminato con la fuga della madre, scappata nel pieno di un attacco di panico dopo la vista del figlio. Il padre, invece, venne allietato dalla vista del discendente, ma soprattutto perché lo considerò strumento utile al piacere degli dèi. Pan, apparentemente felice del ruolo assegnatogli dal padre, passò la vita posseduto dall’archetipo dell’orfano, poiché a ogni bisogno pulsante d’amore incondizionato, quello che dovrebbe un genitore fornire al proprio figlio, aveva l’esigenza di rievocare quella sensazione di panico nei passanti ignari al fine di rievocare la madre, rappresentata dall’unica immagine materna a lui pervenuta: l’attacco di panico provato dalla donna nel vedere per la prima volta il figlio. […] Per l’inconscio non esistono simboli buoni e simboli cattivi, esistono simboli e basta. Alcuni ci attraggono e hanno un potere quasi numinoso su di noi, altre invece li respingiamo. Se non diventiamo consapevoli di quali simboli hanno una causa aderente alla nostra natura e di quali invece sono solo dovuti all’esperienza cosciente, finiamo con l’essere posseduti dai secondi, che consumeranno tutte le nostre energie creando una personalità surrogata a quella naturale (che non potrà così esprimersi fino in fondo). Ci può portarci a intraprendere (a essere attratti e ammaliati, sedotti con cause apparentemente inspiegabili) abitudini tossiche, come nel caso di Pan, che è stato influenzato per tutta la vita solo dalla sua esperienza individuale, traumatica e dolorosissima dell’abbandono della madre e del gradimento per interesse del padre. (Leoncini 2023: 74)

Non si può pretendere onestà dagli altri se prima non la riserviamo a noi. È importante imparare a distinguere ciò che facciamo per abitudine dalle scelte che compiamo o vorremo compiere intenzionalmente perché in linea con i nostri valori. Spesso alcune abitudini, e anche alcune relazioni, non solo sentimentali, ci inducono a chiuderci in una zona comfort all’interno della quale ci illudiamo di stare bene, ma che di fatto ci allontana dalla nostra reale crescita. L’uscita dalla zona comfort e la formazione di nuove prospettive rientrano in un percorso lento, costante e faticoso. Scavare nel profondo porterà alla luce tanti aspetti di noi stessi che vorremmo semplicemente ignorare, costringendoci a riconoscere i nostri lati oscuri. Tuttavia, sarà proprio il buio lo spazio esperienziale nel quale torneremo a vedere la luce. Se vogliamo davvero imparare a volare, dobbiamo liberarci di tutti quei pesi che ci opprimono e ci bloccano, in modo da poter spiccare il volo, proprio come il colibrì.

Bibliografia

Leoncini, T. (2023), L’ansia del colibrì, Un percorso di consapevolezza e rinascita, Milano: Mondadori.

Nel file sottostante ho inserito la lettura dell’estratto intitolato Siamo d’oceano, di sole e di onde (la geometria dell’essenziale).


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