Il Principe Felice consiglia: How to Take Charge of Your Life- The User’s Guide to NLP, a cura di Richard Bandler, Alessio Roberti e Owen Fitzpatrick

4 Feb , 2025 - Consigli di lettura,Crescita personale

Il Principe Felice consiglia: How to Take Charge of Your Life- The User’s Guide to NLP, a cura di Richard Bandler, Alessio Roberti e Owen Fitzpatrick

Come anticipato nel precedente articolo della rubrica, prosegue il viaggio di scoperta nell’universo della PNL, attraverso l’esplorazione di alcune tematiche tratte dal libro How to Take Charge of Your Life- The User’s Guide to NLP, curato da Richard Bandler, Alessio Roberti e Owen Fitzpatrick.

Il primo capitolo si apre con la descrizione di Joe, un manager di una grande azienda che si trova in un momento di evidente difficoltà: è insoddisfatto a causa di un lavoro che consuma tutto il suo tempo, ha rinunciato all’abbonamento in palestra, mettendo su del peso e riprendendo regolarmente a fumare; per lui non ha più senso prendersi cura del proprio corpo dal momento che la sua fidanzata Lisa, colei che considerava la donna della sua vita, lo ha lasciato per un altro uomo. La sensazione di rabbia provata in un primo momento si è trasformata gradualmente in un misto di profonda tristezza e confusione. Le sue giornate sono ormai vuote, prive di senso, alzarsi dal letto è diventata un’impresa impossibile. Lo specchio riflette una figura deformata, un uomo che non ha perso solo la sua compagna, ma ha perso soprattutto sé stesso. “Perché sono così sfortunato?”: è questa la domanda che si ripete ogni giorno, ripercorrendo i ricordi dolorosi della sua vita.

Arriva però in aiuto sua sorella Maria che gli suggerisce di smettere di focalizzarsi sul problema e di trovare invece una soluzione concreta. Gli consiglia di partecipare al workshop di tre giorni sulla PNL, dal titolo: “Il segreto della libertà personale: tre giorni con il dottor Richard Bandler”. Sebbene fosse molto scettico sul reale potenziale di questo corso, decide di provarci lo stesso, decide di darsi una seconda possibilità.

Primo giorno: come cambiare il pensiero negativo

Joe si reca di venerdì nel posto in cui si sarebbe tenuto il workshop, registrandosi all’entrata. Lì conosce subito Alan, uno dei coach che si dimostra subito disponibile per qualsiasi tipo di aiuto e informazione. Il giovane manager entra nella sala delle conferenze, decide di farsi spazio per trovare un posto e finisce per sedersi vicino una psicoterapeuta dal nome Anna che inizia a raccontargli con accento tedesco i vari passaggi della sua formazione professionale. Tuttavia, mentre Anna parlava incessantemente, l’attenzione di Joe era stata catturata all’istante dalla presenza di una donna dai capelli castani, dalla personalità radiosa e dallo stile unico. Rapito da così tanta bellezza, inizia però a manifestarsi dentro di lui il primo pensiero limitante: “Lei è al di fuori della mia portata”.

Il flusso di pensieri negativi viene interrotto dalla musica che annuncia l’entrata sul palco di Richard Bandler. L’attenzione viene riportata sull’obiettivo principale della PNL: il raggiungimento della libertà personale, intesa come la capacità di rompere le catene di paura del passato in modo tale da creare lo stato interno necessario per manifestare la realtà positiva a cui ogni individuo aspira. Bandler precisa che molte persone rimangono intrappolate nel loro passato, alimentando e rivivendo quotidianamente l’emozione negativa provata in quella determinata fase della loro vita. Questa forma di identificazione con il passato innesca il proliferarsi di credenze limitanti che danneggiano la qualità del presente e, di conseguenza, anche del futuro. La libertà personale consiste proprio nell’abilità di guardare al passato come un insegnamento e non come una fonte continua di sofferenza; non si tratta di dimenticare i problemi, bensì di ristabilire il controllo sulla mente.

Come riuscire in questo intento? Tutto dipende dal modo in cui immagazziniamo le informazioni che ci arrivano dall’esterno. Lo facciamo attraverso l’uso dei cinque sensi: produciamo delle immagini a cui associamo delle parole, facciamo esperienza di sentimenti, gusti e odori. La modalità con cui pensiamo e interpretiamo il mondo influisce in ogni momento sul nostro stato mentale. Richard propone alla platea un esercizio: ogni persona deve trovare un partner a cui raccontare di un’esperienza negativa del passato aiutando l’altro a ripercorrere la scena come se venisse proiettata sullo schermo della televisione; la sequenza di immagini deve essere però riportata a ritroso, aggiungendo mentalmente una musichetta da circo e descrivendo inoltre una sensazione diversa da ciò che è accaduto veramente. Joe non crede di riuscire in questo intento, anzi vorrebbe quasi scappare dal seminario, ma incontra Ross che lo blocca all’istante e lo aiuta a completare l’esercizio. Ripensa subito alla rottura con Lisa, ricorda i continui litigi avvenuti verso la fine della loro relazione fino ad arrivare al momento prima del loro incontro, immaginando più volte che la rottura fosse avvenuta all’inizio. Ovviamente, niente era cambiato: Lisa lo aveva lasciato, ma grazie a questa tecnica di rappresentazione della realtà, il dolore interno che portava dentro di sé era diventato meno pungente e il suo stato emotivo era cambiato.

La seconda tecnica proposta è finalizzata alla trasformazione del discorso interiore, quella voce critica della nostra mente che ci ripete costantemente di non essere abbastanza, implorandoci di rimanere bloccati in situazioni tossiche e improduttive. Molte volte cadiamo nell’errore di identificarci con questa voce, lasciandole il controllo sui nostri comportamenti. Tuttavia, un piccolo accorgimento potrebbe modificare il modo in cui parliamo di noi stessi a noi stessi: basta ascoltare questo discorso interiore con il tono di voce di Topolino (o Paperino). In questo caso non si tratta tanto di focalizzare l’attenzione su cosa si dice, ma su come lo si dice, perché il tono porta con sé anche una determinata sensazione che può essere cambiata. Pertanto, se si usa un tono diverso, anche la sensazione provata sarà diversa. Nello specifico, la voce di Topolino o Paperino è una voce stridula a cui non daremmo di certo importanza; ripetere le convinzioni limitanti automatiche con questo tono di voce ci aiuta ad attribuire loro una considerazione minore e ridurre il loro potere di controllo sulle nostre azioni.

Bandler invita i presenti a dividersi in gruppi di due e mettere in pratica questa tecnica. Joe prova l’esercizio con Teresa, una dottoressa irlandese che è riuscita a decostruire nel tempo i suoi frequenti attacchi di panico, cambiando le rappresentazioni mentali che produceva in maniera inconsapevole. Joe si rende conto che ripetendo l’esercizio più volte, la rigidità e l’ansia derivanti da alcune credenze errate diminuivano gradualmente.

Ritornato al suo posto, incrocia di nuovo lo sguardo della donna che aveva notato in precedenza, scambiando dei sorrisi. Inizia però a chiedersi: “Dai, stai scherzando? Può una donna così bella essere interessata a te?”. Porta il mento in basso, scuote la testa e ripete questa domanda con il tono di voce di Topolino. Questa volta ride sotto i baffi, riporta lo sguardo in direzione della donna dai capelli castani e le sorride, ricevendo in cambio un altro sorriso. Riflette quindi sull’idea di libertà personale, sulla possibilità di essere davvero felice, di avere controllo sulla sua vita.

Richard Bandler continua la presentazione e spiega che le sensazioni e le emozioni non sono cose che abbiamo, ma cose che facciamo e produciamo in maniera inconsapevole; basterebbe invece riprogrammare la mente con nuove prospettive per espandere la qualità della nostra vita:

I often have clients who tell me, ‘I have depression,’ so I usually go, ‘OK, so hand it to me, and I’ll have a look at it.’ They look at me as if I’m the crazy one. They talk about anxiety as if it goes away and comes back. Anxiety doesn’t work like this. We don’t have depression and anxiety. We create these feelings through what we do inside our head.

Richard paused. Joe digested this information. The audience was deadly silent in anticipation.

If we build cheerful, happy and successful habits, we have happy, successful lives. If we’re going to build grumpy, disappointed, depressing habits, we just get good at having bad feelings. Happiness is an activity: it’s a skill to master. The more you practise, as with any other skill, whether it’s riding a bike or speaking a new language, the better you get. (Bandler et.al, 2014: 40)   

Secondo giorno: come cambiare le credenze limitanti

Durante il secondo giorno del workshop, Joe conosce altre due persone: Mark, un avvocato, e Peter, un atleta, propenso a ridurre il suo livello d’ansia in vista delle prossime competizioni sportive.

Bandler apre l’evento con una riflessione: “I problemi non esistono in maniera indipendente dagli esseri umani; non esistono a priori nell’universo. Esistono nelle nostre percezioni e nei nostri modi di comprendere. Credere nelle cose è ciò che le rende reali.” (Bandler et.al, 2014: 49) Dopo aver delineato alcuni esempi realmente accaduti nel corso della sua esperienza, chiede chi tra i presenti ha paura di parlare in pubblico. Nessuno alza la mano, Mark indica proprio Joe che viene così invitato da Richard a salire sul palco. Di certo, non poteva rifiutare proprio la sua proposta, si sentiva quasi intrappolato, le gambe tremavano perché tutti in quel momento lo stavano guardando. Bandler gli pone alcune domande: “Un tempo non riuscivi a camminare. Poi hai imparato. Un tempo non riuscivi a parlare. Poi hai imparato. Pensi che sia possibile imparare a parlare in pubblico? […] Io credo che tu possa essere sicuro davanti agli altri. Ad esempio, si tratta solo di essere nervoso di fronte a degli esseri umani? Se ti trovassi di fronte a un gruppo di cani, saresti ancora spaventato?” (Bandler et.al, 2014: 58) La risposta è stata negativa. Attraverso questo paragone, l’obiettivo di Richard è stato quello di indurre Joe ad affrontare il compito richiesto con maggiore leggerezza, operando conseguenzialmente una sostituzione di immagini e un’inversione dello stato d’animo provato. Gli consiglia infatti di sostituire mentalmente l’immagine negativa di sé in quanto public speaker che non riesce a comunicare in maniera chiara con l’immagine positiva di sé in quanto public speaker che riesce con grande naturalezza a parlare davanti a un folto gruppo di persone. Il passaggio successivo consiste nell’invertire la direzione della sensazione di paura provata all’idea di dover compiere quest’azione: Richard gli chiede di sentire quella sensazione, invertendo la sua rotta e riportandola verso il basso; così facendo la paura non provoca più il classico nodo alla gola, perché cambia il suo punto di uscita.  

In seguito, Joe viene messo subito alla prova e gli viene chiesto di raccontare qualcosa al pubblico presente in sala; esordisce dicendo ad alta voce e con un filo di ironia: “Ciao. Sono Joe e mi spaventa parlare in pubblico.” La battuta fa ridere i presenti e il giovane manager continua a parlare senza provare più paura.

Credere che il cambiamento sia possibile innesca metaforicamente una profezia che sia autoavvera. Credere in sé stessi conduce a un cambiamento del proprio modo di agire e di pensare che porta al raggiungimento di risultati straordinari. Il ciclo che si crea è il seguente: credenze, azioni, risultati, credenze confermate.

Alla fine della giornata, Joe coglie finalmente l’opportunità di presentarsi alla donna dai capelli castani, Sarah, che si complimenta con lui per l’abilità dimostrata nell’esercizio precedente. Dopo aver discusso di quanto appreso grazie alle tecniche di programmazione, Joe le chiede se vuole prendere un caffè con lui, ma Sarah declina l’invito perché una persona la stava aspettando in macchina. Joe perde le speranze, nella sua mappa mentale crede che lei sia già impegnata con qualcun altro, producendo di fatto un pensiero auto-limitante che potrebbe non essere vero. Si ricorda quindi della frase che Alan gli ha ripetuto più volte: “Le tue credenze limitano o espandono il tuo mondo”.

Terzo giorno: come creare la vita che vuoi

Nell’ultimo giorno del workshop, il focus viene spostato sull’importanza di mantenere i risultati ottenuti sul lungo termine. La direzione scelta deve quindi condurre verso un futuro migliore, perché quello che si diventa ha più valore rispetto a quello che si ha.

Richard sottolinea quanto sia fondamentale porsi le giuste domande per avere una visuale ampia e ben chiara della strada che si vuole intraprendere, dei cambiamenti che si vogliono apportare. Il segreto è scendere nel dettaglio, capire in maniera specifica cosa si vuole raggiungere e lo stato d’animo che si vuole provare grazie a quel cambiamento:

A lot of people say, ‘My goal is to buy the house of my dreams.’ Are you sure the goal is to buy the house? Or would you prefer living in the house of your dreams? The secret is to figure out what result you’re after. There’s a big difference between buying and living. The first is the process for attaining your goal; the second is the result you’re going to get. You’ve got to ask good questions, like what will I see, hear and feel when I reach my goal? This will help.

Joe thought about buying a house, and he imagines the whole process of paying for the house and the signing of contracts. When he thought of living in his dream house he felt a thousand times more motivated than when he thought of the buying process. He shook his head and smiled.

When you don’t aim towards satisfaction, your brain is aimed towards dissatisfaction. It’s looking for faults. But as soon you put a good voice and a good picture in your mind and focus on what’s wonderful about something, you feel better. You need more of a focus like this, because if you think yourself towards pleasure and you think yourself towards success, that’s where you’ll go. 

(Bandler et.al, 2014: 91)  

Nell’esempio sopracitato viene posta una differenza tra l’atto di acquistare una casa e il viverci dentro. L’acquisto comporta il possedimento di un obiettivo (rappresentato in questo caso da un immobile) che implica una soddisfazione momentanea, mentre immaginare di abitare in quella casa, arredarla, e vivere una forma di quotidianità, accresce la produzione di emozioni positive associate a questi aspetti, aumentando così il livello di motivazione e di felicità generale. Bandler riporta alcune domande che usa con i suoi clienti per aiutarli a raggiungere i loro sogni; si concentra sulla volontà di indirizzare le persone nella giusta direzione affinché gli obiettivi prefissati si possano trasformare in azioni. Le domande sono:

  1. Cosa devo fare di più per raggiungere i miei obiettivi?
  2. Cosa devo fare di meno per raggiungere i miei obiettivi?
  3. Cosa devo smettere di fare per raggiungere i miei obiettivi?
  4. Cosa devo iniziare a fare per raggiungere i miei obiettivi?   

(Bandler et.al, 2014: 98)  

Queste domande mi ricordano una frase che ho sentito dire anni fa da una persona molto preparata: “Il segreto del successo è la pianificazione”: è necessario fermarsi, capire quali sono le nostre reali aspirazioni, sviluppare delle strategie per passare dal piano del pensiero a quello della realtà concreta. È nostra responsabilità scegliere la strada dell’impegno, credendoci fino in fondo, perché mai nessuno lo farà al posto nostro. Cosa blocca questo meccanismo? Le paure, riflesso di illusioni e traumi del passato. La buona notizia è che ogni giorno possiamo decidere di avvicinarci alla versione migliore di noi stessi, con pazienza e gentilezza, passando dalle decisioni più piccole (ad esempio, leggere quaranta pagine di un libro al giorno) a quelle più grandi (prendere le distanze da persone e situazioni negative, avviare un progetto).  

Ma nel frattempo cosa è successo alla fine del workshop? I vari protagonisti menzionati in precedenza si sono ritrovati a bere qualcosa insieme, entusiasti di aver acquisito nuovi strumenti utili per iniziare una nuova fase della loro vita. Nella narrazione degli eventi arriva un colpo di scena: Joe riceve un messaggio inaspettato da parte di Lisa che gli chiede di tornare insieme; si era resa conto che lui probabilmente non riusciva a darle le giuste attenzioni a causa del lavoro, ma il tradimento di lei era stato un errore ancora più grave e si scusava quindi per il dolore arrecato. Il giovane manager ha in questo caso due scelte: accogliere la richiesta di Lisa, ripercorrendo una dinamica a cui la sua versione ferita era ormai abituato, oppure rifiutare la proposta e aprirsi verso nuovi orizzonti di crescita. Joe, che ha ormai modificato la propria mappa mentale, è ben consapevole dei suoi valori e delle sue aspirazioni, e sceglie la seconda opzione. Superando la paura del rifiuto e dell’abbandono, trova il coraggio di chiudere definitivamente con Lisa e parlare con Sarah, scoprendo che l’uomo che la aspettava in macchina il giorno prima era solo un suo amico. Le chiede finalmente di uscire per approfondire la loro connessione e conoscere meglio i suoi progetti. Come finisce tra i due? Te lo dico nell’audio sottostante in cui leggo le ultime pagine di questo libro.

P.S.: ascolta fino all’ultimo minuto!

P.P.S: in tutta Italia e nel resto del mondo ci sono diversi workshop che seguono una programmazione simile a quella presentata nell’articolo; si tratta generalmente di corsi della durata di tre giorni, tenuti da persone che hanno conseguito il titolo di PNL Trainer, con applicazioni che vanno dall’ambito lavorativo, sportivo a quello personale. È un’occasione per mettersi in gioco e sviluppare sempre di più il proprio potenziale. Se ti capita quest’occasione, prendila al volo!

Bibliografia

R.Bandler, O. Fitzpatrick, A. Roberti (2014), How to Take Charge of Your Life- The User’s Guide to NLP, London: HarperCollins


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