L’Alchimista, uno dei romanzi più famosi di Paulo Coelho, si muove sulla doppia linea del viaggio fisico e interiore. Il protagonista di questa storia è Santiago, un giovane pastore dell’Andalusia che possiede solo un gregge di pecore. Una volta all’anno deve spostarsi in città per vendere la lana delle sue pecore ad un negoziante del posto. Arrivato in città, Santiago si addormenta all’interno di una chiesa diroccata dove fa un sogno particolare: un bimbo lo tiene per mano e lo conduce alle piramidi d’Egitto per aiutarlo a trovare un grande tesoro.
Durante il viaggio, Santiago incontra un vecchio signore che si presenta come il re di Salem, una figura che diventerà per lui una sorta di maestro, una guida che lo introduce alla scoperta di concetti metaforici quali la Leggenda Personale, l’Anima del Mondo, il Linguaggio Universale e l’Alchimia. Il fulcro intorno al quale si muove la storia di Santiago è proprio la Leggenda Personale che viene presentata come l’aspirazione naturale di ogni individuo verso la propria missione terrena:
All’inizio della gioventù, ogni individuo sa qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita, tutto è chiaro e possibile, e gli uomini non temono di sognare e di desiderare ogni cosa che possa rendere felice e appagare la propria esistenza. Ma, con il passare del tempo, alcune forze misteriose sembrano scatenarsi, quasi per dimostrare l’impossibilità di realizzare la Leggenda Personale. […] Sono forze apparentemente negative ma, in realtà, esse insegnano il modo di realizzare la propria Leggenda Personale. Preparano lo spirito e la volontà. Non dimenticare che, su questo pianeta, esiste una grande verità: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, devi supportare ogni tuo desiderio con un’enorme volontà, giacché è stato concepito nell’Anima dell’Universo. Esso rappresenta la tua missione sulla Terra. (Coelho 1988: 46-47)
Da bambini siamo predisposti ad ascoltare il nostro cuore, a seguire i nostri sogni, piccoli o grandi che siano, quasi come se tutto fosse possibile nella sua apparente semplicità. Crescendo, questa forma di intenzionalità pura viene in qualche modo offuscata dall’emergere della paura, conseguenza dell’impatto violento delle esperienze vissute e introiettate in maniera inconscia. L’immagine della mente, intesa come un giardino di cui prendersi cura, descrive mirabilmente questa condizione: le forze misteriose di cui parla Coelho si possono paragonare alle erbacce che infestano un giardino pulito, insinuandosi in maniera silenziosa, occupando sempre più spazio e impedendo la crescita armoniosa delle piante. Allo stesso modo, le credenze auto-limitanti colonizzano il campo della nostra mente, costringendoci all’identificazione con la paura del fallimento che secondo lo scrittore rappresenta la causa principale che porta gli uomini a rinunciare ai propri sogni. Perché mettersi in cammino se la meta appare irraggiungibile e se non siamo convinti di meritare il tesoro che ci spetta di diritto?
Assalito da un senso di vergogna, Santiago si chiede infatti perché un re si abbassi a parlare con un pastorello. La risposta è istantanea: “Per molte ragioni. Quella più importante è costituita dal fatto che hai deciso di seguire la tua Leggenda Personale”. (Coelho 1988: 46) Subentra in questo passaggio un elemento chiave nell’architettura dell’opera: la sincronicità, ovvero l’insieme di coincidenze significative riferite a sequenze insolite di avvenimenti simultanei che sono però collegati tra loro. Non a caso, l’incontro con il re di Salem è strettamente funzionale alla realizzazione della Leggenda Personale di Santiago che viene quindi “premiato” per la sua scelta attraverso gli insegnamenti del maestro e i vari segnali che riceverà nel suo viaggio. Il giovane pastore avrebbe potuto scegliere di rimanere con le proprie pecore in Andalusia, ma decide invece di rischiare, vendendo il suo gregge per comprare un biglietto alla volta del Marocco.
Realizzare la propria Leggenda Personale significa compiere il proprio destino, concretizzare quello per cui si è nati. È un invito all’autenticità, alla conquista dell’interiorità, alla scoperta del proprio potenziale. Nello specifico, compiere il proprio destino significa compiere il destino di tutto l’Universo, perché si parte dal presupposto secondo il quale siamo strettamente collegati non solo attraverso i legami umani, ma con tutto l’ambiente circostante, a partire dagli alberi per arrivare fino alla dimensione del pensiero. Così viene scritto dall’Anima del Mondo, il principio di trasformazione energetica che agisce sempre in nostro favore:
Quando desideri qualcosa nel profondo del tuo cuore, entri in contatto con l’Anima del Mondo, ed essa ti investe di una forza positiva. Poi soggiunse che quello non era soltanto un dono che riguardava gli uomini: ogni cosa presente sulla superficie della Terra, infatti, possedeva un’anima, sia che fosse un minerale, un vegetale, un animale, o magari un semplice pensiero. (Coelho 1988:115)
Questo percorso di crescita non è privo di ostacoli. Arrivato in Africa, Santiago comincia ad imparare l’arabo frequentando alcuni coetanei che però lo ingannano, rubandogli i soldi rimasti dalla vendita delle pecore. Il pastore trova impiego in un negozio di cristalli e riesce così a continuare il suo viaggio alla ricerca dell’Alchimia. La carovana si ferma in un’oasi e durante la sosta Santiago incontra una fanciulla di nome Fatima, di cui si innamora perdutamente. In quell’istante comprende non solo di trovarsi di fronte alla donna della sua vita, ma di aver trovato l’essenza del Linguaggio del Mondo: l’Amore. Si tratta di qualcosa di più antico degli uomini e persino del deserto, qualcosa che non ha bisogno di spiegazioni razionali per essere compreso: “E quando la futura amata incontra il futuro amante, e i loro sguardi si incrociano, il passato e il futuro perdono ogni importanza. Esistono soltanto quel momento e quello straordinario convincimento che tutto ciò che accade è stato scritto dalla medesima Mano”.(Coelho 1988: 136) Tra i due avviene un riconoscimento istantaneo, realizzato dapprima a livello del cuore, che si fortifica ulteriormente nei giorni successivi attraverso il loro appuntamento quotidiano al pozzo dell’oasi. Tuttavia, il viaggio di Santiago deve proseguire ed è quindi costretto a salutare la giovane donna. Quest’ultima non ostacola il suo cammino, anzi infonde coraggio nel suo cuore, spronandolo a inseguire i propri sogni, a raggiungere la meta prefissata: “E ciò accadrà anche per il nostro amore. Maktub, soggiunse. Se appartengo alla tua Leggenda Personale, un giorno tornerai.” (Coelho 1988: 141). Inizia tra i due una separazione fisica che è in realtà solo un’illusione: il protagonista sente continuamente la presenza di Fatima dentro di sé, a partire dalle prime luci del mattino fino a notte fonda, quando spesso rimane sveglio pensando a lei. Questo avviene perché Fatima, simbolo di amore incondizionato, rappresenta la porta di accesso al suo cuore che torna così a farsi sentire con insistenza dopo essere stato messo a tacere per troppo tempo. Fatima è la persona che l’Anima del Mondo invia sul cammino di Santiago per svegliarlo dal sonno emotivo in cui era caduto e riportarlo a sentire davvero la vita.
Nell’oasi Santiago incontra un vero Alchimista, con il quale approfondisce i suoi studi sull’Alchimia, definita come la chiave per accedere ad una conoscenza più profonda in grado di trasformare i metalli in oro. Alcuni alchimisti sono riusciti a scoprire la Pietra Filosofale e l’Elisir di Lunga Vita, altri invece hanno fallito nel loro intento. L’Alchimista precisa come ogni cosa nel mondo abbia un determinato significato e un valore intrinseco in quanto “quando una cosa evolve, anche tutto ciò che la circonda si modifica e progredisce” (Coelho 1988: 184). Focalizzarsi solo sulla ricerca dell’oro significa perdere di vista il legame con una realtà più grande, connessa con l’Anima del Mondo. Giunto alle Piramidi, il protagonista comincia a scavare nel luogo che aveva sognato, ma viene attaccato da un gruppo di briganti. Uno di questi gli chiede perché stesse scavando in quel punto e lui racconta del suo sogno. Il brigante aggiunge che anche lui aveva fatto un sogno simile, ma che il tesoro si trovava in una chiesa diroccata in Andalusia. A questo punto Santiago collega i segni: torna nella chiesetta iniziale in Spagna e trova finalmente il suo tesoro. In maniera quasi circolare, il luogo in cui ha inizio la sua avventura coincide con il punto in cui si è conclusa. Trovato il tesoro, Santiago diventa consapevole che la ricchezza materiale non è sufficiente alla piena soddisfazione della sua vita, decide di partire di nuovo e tornare nel deserto per raggiungere Fatima, il vero amore che non aveva mai dimenticato, parte essenziale della sua Leggenda Personale.
Il testo è costellato da una serie di segni e sincronicità che in qualche modo indicano a Santiago la strada da seguire. Con questo libro anche io ho fatto esperienza di una bellissima sincronicità. Avevo terminato di leggerlo a febbraio del 2023, contemporaneamente con la fine della mia prima supplenza in Lomellina. Era la settimana di san Valentino e vicino al bar didattico della scuola venivano vendute alcune piantine, ciascuna con un bigliettino che riportava una dedica particolare. La mia collega Elisa, diventata ormai una cara amica, mi regalò proprio una di queste piantine per salutarmi (la primula della foto sottostante) il cui biglietto, che ancora conservo, conteneva proprio una citazione tratta dall’Alchimista: “Ti amo perché tutto l’Universo ha cospirato per aiutarmi a trovarti”.

In realtà, la pianta che Elisa aveva pensato inizialmente per me era un’altra, ma quella mattina tra una consegna e l’altra si era verificato uno scambio non voluto. “Maria Rita, la accetti lo stesso?” mi chiese. “Certo che sì!” risposi. Aprendo il bigliettino, rimasi stupita di quella coincidenza. Quando le raccontai che avevo finito di leggere il libro solo qualche giorno prima, mi spiegò che si trattava a tutti gli effetti di una sincronicità, introducendomi verso un concetto molto importante della psicologia junghiana: “Quella pianta doveva arrivare a te”. Aveva ragione, perché tra lei pagine del libro c’era un messaggio molto profondo che compresi solo in un secondo momento. Sicuramente in cuor mio ero grata che quella frase fosse arrivata con forza fino a me.
L’Alchimista è caratterizzato da una scrittura scorrevole e immediata, si legge davvero in poco tempo. Curiosando sul web, ho trovato la versione e-book del libro scaricabile da questo link: http://www.pdecamillis.com/download.php?f=/libri/alchimista%20(Italian%20Edition),%20L%27%20-%20Paulo%20Coelho.PDF
Come da tradizione, in questa registrazione leggo un passaggio del testo che mi ha particolarmente colpito, una riflessione incentrata sull’importanza di seguire il proprio cuore.
Bibliografia
Coelho, P. (1988), L’Alchimista, Milano: La nave di Teseo